29.01.2010 - 09:51 h
Regine del jet-set
Quando giro per la coppa del mondo non ho molto tempo per conoscere le località, ma Beaver Creek e St. Moritz sono sicuramente le destinazioni più esclusive
Eccomi sulle nevi di casa di Castelrotto (BZ), a darci dentro per recuperare la condizione atletica e la fiducia nelle mie capacità. Quello che solo qualche settimana fa sembrava un azzardo: “macinare” porte su porte, pensando solo a ritornare il me stesso di prima dell’infortunio, si sta pian piano concretizzando, anche con qualche brivido adrenalinico. Proprio pochi giorni fa sono incappato in una forte spigolata molto simile a quella che aveva procurato la lesione sulle nevi di Ushuaia: è stato solo un istante, ma l’inquietudine mi ha mozzato il respiro, poi nervi e muscoli hanno reagito perfettamente e nulla è accaduto. Un buon segno spero.
Certo, essere qui nella quiete del mio piccolo paese, circondato dagli scenari famigliari dell’Alpe di Siusi, è ben diverso da certi posti particolarmente esclusivi che mi è capitato di conoscere durante le mie trasferte agonistiche o per altre attività connesse al mio ruolo di atleta. Molte località della Coppa del Mondo sono per noi atleti luoghi di transito, spesso frenetico. Si arriva a volte nel cuore della notte e ci si concentra sui budelli ghiacciati dei tracciati: ricognizioni, allenamenti, prove, il turbine della gara, le interviste, il debriefing con gli allenatori; e poi è spesso già ora di partire per un’altra tappa della nostra vita di nomadi del circo bianco.
Alcuni scenari non possono però fare a meno di colpire e restare nella memoria. Uno di questi è certamente Beaver Creek, la nota località sciistica del Colorado. Sorta negli anni Cinquanta presso la città di Avon, si è sviluppata all’inizio degli anni Ottanta e forma un unico comprensorio sciistico con Vail. Sorge a una quota compresa tra i 2200 e i 3900 metri con un’offerta di quasi 150 piste, su una superficie di 6,5 chilometri quadrati. Ospita regolarmente gare della Coppa del Mondo di sci alpino e qui, nel 1999 (con Vail), si sono svolti i Mondiali. Quello che colpisce sono le dimensioni relativamente ridotte della località – ad accesso rigorosamente controllato! - fatta di splendide case dall’aspetto retrò, con spioventi tetti di pietra e alberghi “esagerati”, che riescono a mixare architetture e comfort modernissimi quanto lussuosi con un aspetto da anni Cinquanta o decò. Il tutto armonicamente immerso in alberi e giardini sapientemente predisposti. Certo è un effetto un po’ da Disneyland, nulla sembra mai fuori posto, tutto è funzionale ed elegante al tempo stesso. Una cosa che mi ha impressionato è che tutto il paese in inverno è riscaldato, anche con un metro di neve ogni strada e marciapiede appare sempre lindo e sicuro, affinché nessuno dei vip che frequentano la località possa rischiare indecorosi scivoloni.
Ben più “genuina”, ma altrettanto celebre e sempre all’altezza della sua fama esclusiva e chic più che secolare, è St. Moritz, in Svizzera. Secondo alcuni è proprio qui che sono nati gli sport della neve sulle Alpi, quando un albergatore, Johannes Badrutt, offrì un soggiorno gratuito a un gruppo di turisti inglesi nelle feste natalizie del 1864. Poco dopo sarebbero arrivati i primi sci. Qui tutto sembra pervaso da un’eleganza fatta di storia, stile e tradizioni elitarie. Alberghi simili a castelli, camere dai soffitti altissimi, tessuti preziosi, mobili che spaziano attraverso l’intera storia del design, negozi rutilanti di orologi, abbigliamento e gioielli introvabili altrove… qui anche i cavalli che tirano le slitte hanno l’aria blasonata! Persino i Beatles, quando vollero misurarsi con gli sci, sono venuti su questa neve! La tradizione si coniuga con moderne infrastrutture lungo 350 chilometri di piste. Sul Corviglia, la montagna cara a St. Moritz, ho trovato la partenza della pista da discesa più ripida della Svizzera, con una vertiginosa pendenza del 100% sul dirupo del Piz Nair. Per me ora il massimo del vero lusso, però… sarebbe stato essere al cancelletto di Vancouver!
Dalla rubrica personale di Peter pubblicata sulla rivista SCI nell'edizione di gennaio 2010
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