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19.02.2010 - 12:18 h

Biglietto per Vancouver

L’ottavo posto nella discesa di Wengen è stato una vera sorpresa e, dopo tanti mesi bui, mi ha garantito il posto per le Olimpiadi. Ecco come è maturata questa prestazione

È un cancelletto che conosco bene quello di Wengen. Qui ho fatto il mio podio in Coppa, in supercombinata (terzo, nel 2006), qui il 13 gennaio del 2007 sono arrivato terzo in discesa e due anni dopo ho ottenuto il secondo posto nella supercombinata.

È una delle discese più impegnative e faticose che esistano, una gara che pare non voler finire mai, che supera i due minuti e trenta secondi di durata, tra rocce che sembrano volerti ghermire nei salti, budelli ghiacciati e curve micidiali in agguato quando la stanchezza ti rende meno lucido. E ora ero lì, pronto a buttarmi giù per vedere se il tanto lavoro di recupero psicofisico fatto in questi lunghi mesi dal mio infortunio poteva arrivare a darmi una speranza vera: con la forma dei cinque cerchi olimpici! Un’idea che anche solo un mese fa pareva una pura illusione.

Il mio obiettivo era dunque un piazzamento che mi restituisse quel diritto a Vancouver che la scorsa estate pareva già acquisito. Le premesse erano confortanti, il fisico e la carica atletica c’erano, come avevo dimostrato qualche giorno prima, facendo l’apripista su questo tracciato per le gare di Coppa Europa, e nelle prove della libera stessa; avevo spuntato un quinto e terzo tempo quasi sconcertanti per la loro qualità imprevista.

Bene, era ora di vedere se tutti questi segnali positivi avevano un senso. Di buttarsi, dimenticando tutto ciò che era stato prima! Sono arrivato stanchissimo al traguardo, ma vedere che avevo ottenuto proprio quell’ottavo tempo che mi garantiva il viaggio in Canada è stato certo uno dei momenti più intensi e gratificanti da tantissimo tempo! Una di quelle emozioni che ti porti dietro per tutta la tua carriera.

Ma quanta fatica, che dolore nella zona dell’infortunio! la gamba non lavora ancora al meglio e questa volta l’ho testata davvero all’estremo. In gara mi sono sentito veramente bene, nonostante tutto. E ora mi sento pronto per fare tutto quello che non ho potuto realizzare finora. La sensazione è stata di vero appagamento. La percezione di aver dovuto subire prove di riabilitazione durissime, la paura che ti prendeva a tratti di stare sudando e soffrendo per niente, di colpo sono state spazzate via da quel tempo sul tabellone luminoso di Wengen, all’ombra della sagoma imponente della Jungfrau che in quegli istanti pareva quasi una signora gentile e per nulla rocciosa!

Vi ringrazio di cuore anche attraverso “SCI“, per tutto il sostegno e le lettere di amicizia e stima che mi avete mandato in questa lunga “traversata nel deserto“.

Poi è venuto il momento di tirare un po’ “i remi in barca“. A soli due giorni dalla gara, la stanchezza era ancora enorme, segno che ho toccato davvero il limite possibile del momento. Dunque relax vero, niente gare di Coppa del Mondo! Riposo totale per qualche giorno con le persone care nella quiete di Castelletto (Bz) e poi, con accuratezza e misura assolute, altre fasi di lavoro sul tono muscolare e il recupero definitivo di corpo e mente in attesa.

Mentre stai leggendo questa pagina la discesa di Vancouver si è già corsa, speriamo in bene!




Dalla rubrica personale di Peter pubblicata sulla rivista SCI nell'edizione di febbraio 2010


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