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31.03.2010 - 10:33 h

Va bene così

Considerando che non avrei neanche dovuto partecipare all'Olimpiade...

Fin dall’inizio le sensazioni suscitate da Vancouver sono state per me estremamente positive; al di là del fatto - che forse non tutti sanno - che Vancouver è costantemente classificata fra le prime tre città più vivibili del mondo. Secondo il rapporto 2007 della Mercer Human Resource Consulting, ad esempio, Vancouver è considerata con Vienna la terza città per la più alta qualità della vita nel mondo, dopo Zurigo e Ginevra.

Certo, noi atleti non abbiamo potuto fruire più di tanto di questa situazione, poiché ci siamo subito diretti verso i nostri campi di gara. Ma era da subito evidente anche lì l’organizzazione impeccabile del villaggio olimpico, l’efficienza e la rapidità dei controlli della sicurezza e della gestione logistica di così tanti atleti e squadre. Perfettamente armonizzati con una grande ospitalità da parte di tutti.

Poi per il sottoscritto era già una sorta di miracolo essere lì, a misurarmi con le prove di un’Olimpiade che, dopo l’infortunio di inizio stagione, mai avrei ipotizzato di fare nel numero dei protagonisti. Certo, se guardo ai risultati basandomi solo sul peso delle medaglie non posso certo dirmi soddisfatto, ma paragonando i piazzamenti a quelli di Torino 2006 è indiscutibile che il nostro gruppo della velocità è venuto crescendo e, specie nel superG, sarebbe bastato davvero poco per essere tutti e quattro a disputarsi le medaglie.

In discesa ho patito fin dalle prove la scarsa visibilità e le condizioni di una neve non perfetta per me, abituato a nevi ben più dure. Resta il fortissimo rammarico del superG, dove ho avuto un buon numero, fino a metà gara ero il più rapido di tutti, poi ho inesorabilmente patito la stanchezza e la carenza di preparazione di una stagione passata solo a cercare di recuperare la condizione atletica, ma con nessuna possibilità di usare costantemente gli sci; e questo mi ha portato a un errore che mi ha poi lanciato fuori traiettoria a poche porte dal termine, quand’ero ancora in lizza per il podio.

Cercare di recuperare l’errore mi è costato una fatica tremenda che ho poi pagato nel finale. Si trattava di un difficile passaggio su un dosso che scaricava un po’ il peso sullo sci, io ho caricato troppo e ho preso un buco imprevisto, che mi ha spinto verso sinistra, facendomi perdere la linea ottimale.

Anche la discesa della supercombinata l’ho patita sul piano della fatica accumulata nei giorni precedenti, specie alla schiena e alla gamba. Al di là di tutto resta il fatto che con la preparazione con la quale sono arrivato me la sono potuta “giocare” con i migliori. Continuando le buone prestazioni di Wengen. Giungere sul campo di gara mi ha fatto dimenticare tutta la fatica e gli sforzi terapeutici di questi mesi. Il risultato più importante è stato ottenere la consapevolezza che sono di nuovo potenzialmente con i più forti. Un investimento sicuro per la prossima stagione, che spero sia quella del ritorno definitivo alla forma migliore e ai risultati.

Tra gli altri atleti, oltre al nostro immenso Razzoli, ho molto ammirato la freddezza e la continuità di Aksel Svindal, capace di portare a casa medaglie in tre specialità, la determinazione funambolica del redivivo Bode Miller, che dopo aver parlato di ritiro a inizio stagione… ha vinto la supercombinata e preso il bronzo in discesa e l’argento in superG. Ora che sono tornato a casa a riposarmi e a riprendere la preparazione per il 2011 tra le mie montagne, penso ai loro risultati - e a quanto anche loro abbiano dovuto superare momenti difficili sul piano fisico e psicologico - e mi rinfranco un po’ delle difficoltà di quest’annata così difficile. Ricordando il passato recente di Vancouver 2010 sento che nel futuro prossimo avrò di nuovo i mezzi e il tempo per tentare un giorno di emularli.



Dalla rubrica personale di Peter pubblicata sulla rivista SCI nell'edizione di marzo 2010


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