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04.01.2012 - 13:01 h

Lavoro e poche scuse così si vince

Con la trasferta negli usa la coppa e’ entrata nel vivo, i propositi per la stagione

Anche se, come ben sapete, la stagione si apre ufficialmente a Ottobre sul ghiacciaio di Sölden, per molti di noi è solo quando si giunge nello stupefacente scenario del Banff National Park - con le sue gigantesche e profonde vallate ricoperte di abeti, ghiacciai e conche innevate che si specchiano nel lago con le sue iridescenti sfumature smeraldine - che si ha la sensazione reale che il grande circo bianco comincia il suo spettacolo.

I giorni che precedono le gare, ospiti del grande albergo dallo stile vagamente retrò, con le sue torri che si riflettono sul lago ghiacciato, sono di lavoro atletico intenso e di continui allenamenti, ma c’è sempre il modo per socializzare con la cordiale gente del posto, di rilassarsi con passeggiate nei boschi o di fare magari qualche colpo a Hockey, com’è capitato in alcune annate.

E poi c’è la pista, quella che mi ha dato tre anni or sono la prima vittoria. Un tracciato che amo molto, impegnativo ma non troppo esasperato, con un’alternanza non tanto vertiginosa di piani, curvoni e sbalzi di pendenza: insomma, quello che mi pare il tracciato ideale, per cominciare senza troppa tensione iniziale il faticoso percorso di quattro mesi di Coppa. Purtroppo quest’anno il tempo ha fatto un po’ i capricci, mentre sulle Alpi si invoca la neve che sembra prendersela comoda a scendere, qui ce n’era più che a sufficienza, molle e saponosa, con un inquietante condimento di nebbia, improvvise raffiche di vento e fiocchi che venivano giù ora fittissimi ora di colpo radi, al punto di far perfino spuntare per qualche garista fortunato un po’ di sole.

Io mi sento fisicamente e psicologicamente in forma, sono nel complesso soddisfatto del lavoro tecnico svolto finora, e francamente speravo di far di meglio, ma questo è un tempo che davvero mi complica le cose. So che è un limite, ci sono atleti che vengono meno condizionati da questi scenari lattiginosi, io ho invece trovato le condizioni meno favorevoli sia nella discesa che nel superG, ottenendo un tempo oltre il trentesimo nella prima e sedicesimo nel superG. Diciamo che spero proprio sia stata sfortuna, perché altrimenti c’è da agitarsi!

Francamente nella libera mi pareva di fare una buona gara dal punto di vista tecnico e anche dello scivolamento, ma sono incappato in forti colpi di vento nel primo tratto, mentre nel SuperG il mio discreto ottavo tempo è stato vanificato dal gruppo degli ultimi a scendere, che hanno beneficiato di un percorso più visibile e senza nevicata. Certo avrei voluto avere un esordio migliore, ma diciamo che ho tutte le gare che voglio per far vedere tutte le mie possibilità di miglioramento.

Scrivo queste righe dall’albergo vicino alla mitica Birds of Prey, l’impegnativa e affascinante discesa di Beaver Creek, nel Colorado. Sono un po’ acciaccato da problemi intestinali – già avuti da altri atleti in questi giorni – che mi avrebbero fatto saltare la prima prova di stamane... se non fosse che è stata annullata! Questa volta non per nevicate eccessive o nebbia, anzi pare che il manto della pista sia duro e performante; tuttavia, dopo l’ispezione, gli atleti hanno chiesto alla Direzione Gara di sistemare due salti ritenuti non sicuri. Prima gli organizzatori hanno ritenuto di poter lavorare coi gatti posticipando l’inizio, ma poi è stato deciso di rimandare a domani l’esordio sul tracciato di gara. Meglio per me dunque, così non ho perso nulla e domani (Peter scrive quando stiamo chiudendo la rivista, ndr) spero che, passato il malanno, possa testare quella che, insieme a Kitz e Wengen è la gara che più mi piace.

Speriamo che tutti noi velocisti si possa cominciare a produrre risultati costanti e di livello, superando il nostro consueto problema di scivolamento sui piani spesso responsabile di certe delusioni: i nostri sci sono eccellenti, sui tratti più ripidi e tecnici siamo quasi sempre tra i migliori, troppo spesso perdiamo le gare sui tratti “facili”: è dunque necessario allenarsi, e allenarsi ancora di più; concentrati al massimo su ogni aspetto tecnico, atletico e stilistico, senza cercare scuse e giustificazioni... e aspettando quel pizzico di fortuna che spesso ti toglie quella manciata di millesimi che ti fa salire sul podio!




Dalla rubrica personale di Peter pubblicata sulla rivista SCI nell'edizione di dicembre 2011



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